Niente da installare, niente da manutenere
È una piattaforma web: bastano un browser aggiornato e le credenziali. Nessun server da comprare, nessun aggiornamento da pianificare con il CED, nessuna finestra di manutenzione a carico dell'ente.
PROPONTI è una piattaforma web con tre verticali: il BMS per i ponti, il TMS per le gallerie e la suite per le attività della Pubblica Amministrazione. Sotto ai tre c’è un solo ambiente — stessi utenti, stessi permessi, stesso storico, stessi criteri di esportazione — e questa pagina racconta quel livello: come si adotta, chi ci lavora dentro, dove finiscono i dati e come si compra.
Le tre piattaforme non sono tre prodotti diversi venduti insieme: sono tre modelli di dati sopra la stessa infrastruttura. L’ente ne può attivare uno solo, due o tutti e tre, e in ogni caso lavora con un accesso unico, una sola anagrafica degli utenti e un solo insieme di regole su chi può fare che cosa.
È una piattaforma web: bastano un browser aggiornato e le credenziali. Nessun server da comprare, nessun aggiornamento da pianificare con il CED, nessuna finestra di manutenzione a carico dell'ente.
Le schede, i campi e i calcoli seguono le Linee Guida di riferimento di ciascun verticale. Non è una personalizzazione fatta sopra un gestionale generico: è il modo in cui la piattaforma è costruita.
Attivazione, recupero dei dati esistenti, formazione e assistenza rispondono alla stessa persona. Per l'ente significa un referente unico anche quando al software si affianca il servizio in campo.
Ogni dato porta con sé chi lo ha inserito e quando. È quello che serve a un RUP o a un dirigente quando deve dimostrare non solo che l'adempimento è stato fatto, ma quando e per mano di chi.
Un ente che gestisce ponti gestisce quasi sempre anche gallerie, e in mezzo ha le sue pratiche ordinarie. Sono tre percorsi normativi distinti: i ponti seguono le Linee Guida adottate con il DM 204/2022, le gallerie quelle adottate con il DM 247, gli adempimenti amministrativi le loro regole. Tre schede diverse, tre modi di classificare, tre calendari.
Tenere tre percorsi su tre strumenti separati significa però tre anagrafiche degli utenti, tre liste di scadenze e tre posti dove cercare la stessa opera. Qui il modello dei dati è distinto per verticale — deve esserlo, altrimenti i campi non corrispondono — ma il resto no: una mappa sola, un elenco utenti solo, uno storico solo, uno stesso modo di esportare. L’ufficio tecnico entra una volta e vede tutto il patrimonio di sua competenza.
Messo insieme, quello che la piattaforma tiene è il registro delle opere dell’ente: che cosa ci debba stare dentro, e come si costruisce da quello che l’ufficio ha già, sta su il catasto dei ponti.
Dentro un ente il software non lo usa una persona sola. C’è chi censisce, chi carica le ispezioni, chi le verifica, chi firma, chi guarda soltanto, e c’è quasi sempre qualcuno che non è dell’ente — un ispettore esterno, uno studio incaricato, il fornitore del servizio.
Per questo l’accesso è per ruolo e non per password condivisa: si stabilisce chi vede, chi scrive, chi approva e su quali opere. Un tecnico esterno può caricare i rilievi delle opere che gli sono state affidate senza vedere il resto del patrimonio; l’ufficio tecnico verifica e consolida; il dirigente legge indicatori e scadenze senza poter modificare i dati.
Sopra a tutto c’è la tracciabilità: ogni modifica resta, con l’autore e la data. Non è una funzione da elenco commerciale — è la differenza fra dire che un adempimento è stato assolto e poterlo dimostrare a distanza di anni, quando chi lo aveva seguito non lavora più lì.
SaaS vuol dire che l’ente non compra un programma da installare ma l’accesso a un servizio che qualcun altro tiene acceso. In pratica: nessun server da acquistare e da sostituire a fine vita, nessuna licenza da reinstallare quando cambia il computer, nessun aggiornamento da programmare — le versioni nuove arrivano per tutti insieme e sono comprese.
La contropartita è che l’infrastruttura diventa parte di quello che l’ente sta acquistando, e va guardata come tale: dove stanno i dati, con quali certificazioni, con quali garanzie di continuità. L’elenco completo delle certificazioni del data center e dei processi sta sulla pagina delle certificazioni PROPONTI, compresa la qualificazione presso l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che per un ente pubblico è un requisito e non un fregio.
È la domanda che in una gara si fa sempre, e a cui un fornitore dovrebbe rispondere prima che gliela facciano: i dati di chi sono, e come si portano via.
Sono dell’ente. Anagrafiche delle opere, schede di censimento, ispezioni, difetti, fotografie, classificazioni e allegati si esportano in formati aperti, non solo in PDF, e l’esportazione è una funzione ordinaria — non una richiesta da inoltrare all’assistenza. Vale per la rendicontazione, per il conferimento all’AINOP, per il riuso in altri sistemi dell’ufficio tecnico e, se un giorno serve, per il passaggio a un altro fornitore.
Il motivo per cui conta non è contrattuale ma tecnico: il patrimonio informativo di un ente sui suoi ponti si costruisce in anni e non si rifà. Un archivio che non si esporta è un archivio che al primo cambio di fornitore si perde.
Una piattaforma per la Pubblica Amministrazione non vive isolata: deve consegnare dati a sistemi nazionali che hanno tracciati loro. Sul lato opere il riferimento è l’archivio nazionale delle opere pubbliche, che riceve censimento, ispezioni e classificazioni sotto il codice IOP di ogni opera — e per le gallerie anche le singole classi di ambito, non solo quella complessiva.
Sul lato amministrativo la suite per gli enti si appoggia agli strumenti che i cittadini già usano — identità digitale e pagamenti elettronici — perché un servizio che chiede credenziali proprie è un servizio che nessuno usa. In entrambi i casi il punto non è l’integrazione in sé: è che l’ente non debba ribattere a mano nel portale quello che ha già scritto una volta.
Per un ente pubblico la domanda «quanto costa» arriva sempre insieme a «con che procedura». La piattaforma si acquista sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione, con le forme che l’ente preferisce: ordine diretto quando l’articolo a catalogo corrisponde, trattativa diretta quando serve calibrare perimetro e durata, richiesta di offerta quando l’ufficio vuole confrontare.
Il perimetro va deciso prima, perché è quello che cambia il prezzo: quante opere, quali verticali, quanti utenti, se serve anche il servizio in campo. Su come si legge e si confronta un’offerta — e su quali voci fanno la differenza fra due preventivi che sembrano uguali — c’è una guida dedicata: come acquistare un software BMS su MePA.
Nella maggior parte dei casi la piattaforma si acquista insieme alle ispezioni che la riempiono, e lì la scelta che pesa non è il prezzo: è che cosa si scrive nel capitolato perché le schede consegnate siano utilizzabili anche dopo. È il tema di come si affida il servizio di ispezione.
La firma è l’inizio, non la fine. Nei primi passaggi l’ente ha bisogno di tre cose, e sono sempre le stesse: che i dati che ha già finiscano dentro senza essere riscritti, che le persone sappiano usarlo, e che ci sia qualcuno da chiamare quando qualcosa non torna.
Il recupero parte da quello che c’è — fogli di calcolo, archivi fotografici, relazioni, elenchi delle opere — che viene ricondotto alla struttura della piattaforma; dove il patrimonio non è ancora censito si parte dal campo. La formazione è sulle persone che ci lavoreranno davvero, non una sessione generica. E l’assistenza risponde allo stesso interlocutore del resto, che è la ragione per cui esiste un referente unico.
Il software è metà di quello che PROPONTI fa. L’altra metà sono le squadre che salgono sull’opera: censimento, ispezioni, diagnostica in galleria, valutazioni di sicurezza. Le due cose si comprano separatamente e rispondono a due domande diverse — chi va sull’opera e dove vive il dato — ma quando vanno insieme sparisce il passaggio in cui un fornitore consegna un documento e qualcun altro lo ribatte a mano.
Il confronto per esteso, con che cosa produce ciascuno dei due e quando basta da solo, sta sulla pagina dei servizi di ispezione, censimento e ingegneria.
Il servizio più richiesto dei due, e quello da cui nascono i dati che la piattaforma poi tiene, sono le ispezioni di ponti e viadotti.
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Tre verticali sopra la stessa piattaforma: il BMS per ponti e viadotti, il TMS per le gallerie e la suite per le attività della Pubblica Amministrazione. Si attivano anche uno alla volta.
No. La maggior parte degli enti parte da uno solo, quasi sempre quello dei ponti, e aggiunge gli altri quando servono. L’accesso e gli utenti restano gli stessi.
No. È una piattaforma web: bastano un browser aggiornato e le credenziali. Gli aggiornamenti sono compresi e non richiedono interventi da parte dell’ente.
L’accesso è per ruolo: si stabilisce chi vede, chi scrive e chi approva, e su quali opere. Anche un tecnico esterno può caricare solo i rilievi delle opere che gli sono state affidate.
Sì. Ogni modifica resta registrata con autore e data. Serve a dimostrare non solo che un adempimento è stato assolto, ma quando e per mano di chi.
Sono dell’ente e si esportano in formati aperti come funzione ordinaria: anagrafiche, ispezioni, difetti, fotografie e classificazioni. Vale per la rendicontazione, per l’AINOP e per un eventuale passaggio a un altro fornitore.
Sì. I dati escono nella forma prevista per il conferimento, sotto il codice IOP di ogni opera: per le gallerie anche separati per ambito di rischio, perché l’archivio raccoglie sia la classe complessiva sia le singole classi.
Sul Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione, con ordine diretto, trattativa diretta o richiesta di offerta. Il perimetro — numero di opere, verticali, utenti, eventuale servizio in campo — va definito prima, perché è quello che determina il prezzo.
Recupero dei dati esistenti, formazione delle persone che useranno la piattaforma e assistenza continuativa, con un referente unico anche quando al software si affianca il servizio in campo.
Sì, ed è il caso più frequente fra gli enti che non hanno ispettori qualificati. In quel caso i rilievi nascono già dentro la piattaforma, senza il passaggio di ribattitura da un documento consegnato.
La disponibilità cambia nel tempo con i fornitori abilitati, quindi la verifica va fatta al momento e non su un elenco: si cerca su acquistinretepa.it fra i bandi attivi, nelle categorie dei servizi e delle forniture software per gli enti locali. Attenzione a un equivoco frequente: l’assenza dal Mercato Elettronico non significa che un fornitore non sia acquisibile. Diversi operatori lavorano con accordi quadro regionali, con centrali di committenza o con trattativa diretta sotto soglia, e in quei casi il canale è un altro. Le domande che conviene porre a ciascun fornitore prima di impostare la procedura sono tre: se esiste un’iniziativa attiva sul Mercato Elettronico e in quale categoria merceologica; se il servizio cloud è qualificato presso l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che per una piattaforma destinata alla Pubblica Amministrazione non è un elemento di preferenza ma un requisito; e quale forma contrattuale propone, perché ordine diretto, trattativa diretta e richiesta di offerta hanno tempi e documentazione diversi. Il perimetro va definito prima di guardare i cataloghi: numero di opere, verticali richiesti, utenti, ed eventuale servizio di ispezione in campo. È quello che determina il prezzo, ed è anche l’unico modo per confrontare offerte che altrimenti arrivano su basi diverse.
Il confronto è difficile perché i fornitori presentano voci diverse, e quasi mai per malizia: sono modelli commerciali costruiti in modo diverso. Le voci da chiedere esplicitamente, e da allineare prima di mettere due offerte una accanto all’altra, sono: licenza perpetua o abbonamento; numero di opere comprese e costo di quelle in più; recupero dei dati che l’ente ha già, compresi i fogli di calcolo; utenti inclusi e costo degli aggiuntivi; applicazione mobile per il rilievo in campo; mappa georeferenziata; formazione, con le ore comprese; assistenza, con i tempi di risposta dichiarati; aggiornamenti normativi garantiti per contratto; esportazione dei dati nella forma prevista per il conferimento all’AINOP. Due voci pesano più delle altre e sono quelle che nei preventivi compaiono meno. La prima è l’aggiornamento alla norma: un sistema che non segue le Linee Guida diventa inservibile al primo aggiornamento, e la garanzia va scritta con una durata. La seconda è l’uscita: in quale formato si riprendono i dati il giorno in cui il contratto non si rinnova, entro quanto tempo e senza costi aggiuntivi. Se ogni offerta risponde a queste voci nello stesso ordine, il confronto diventa una tabella invece che un’interpretazione.
I contratti in abbonamento durano tipicamente uno, due o tre anni, con rinnovo. La durata in sé dice poco: quello che conta è che cosa è scritto per il giorno in cui non si rinnova. Le tre clausole da leggere sono la proprietà dei dati, che deve essere inequivocabilmente dell’ente; il formato di restituzione, che deve essere aperto e non solo un PDF; e il termine entro cui l’esportazione resta disponibile dopo la scadenza. Per una licenza perpetua la domanda cambia di segno. Lì il rischio non è perdere l’accesso ma restare fermi: va verificato che cosa comprende il supporto dopo la vendita e per quanti anni sono garantiti gli aggiornamenti normativi. Un archivio di censimento e ispezioni si costruisce in anni e non si rifà; un software che smette di seguire le Linee Guida costringe l’ente a rifare il lavoro con un altro strumento, che è il costo più alto dell’intera vicenda. In PROPONTI i dati restano dell’ente e l’esportazione in formati aperti è una funzione ordinaria della piattaforma, non una richiesta da inoltrare all’assistenza: anagrafiche, ispezioni, difetti, fotografie e classificazioni si riprendono quando servono.
In linea di principio la digitalizzazione della gestione delle infrastrutture rientra fra le spese ammissibili di alcune misure, ma l’ammissibilità non si stabilisce in astratto: va verificata sul bando specifico dell’ente finanziatore, perché i criteri cambiano da linea a linea e la stessa spesa può essere ammessa in una e esclusa in un’altra. La verifica riguarda tre punti: se la voce software rientra fra le spese ammissibili, se rientra come spesa autonoma o solo come accessoria a un intervento sull’opera, e quali sono i termini di aggiudicazione e rendicontazione, che spesso sono condizione di mantenimento del contributo. Un accorgimento pratico vale in ogni caso: tenere separate nel piano di spesa la voce del software e quella dei servizi di ispezione. Sono attività diverse, con professionalità e tempi diversi, e la rendicontazione le tratta in modo distinto; presentarle insieme è il modo più semplice per farsi contestare l’intera voce. Vale anche al di là del singolo bando: i canali da cui nascono le risorse per la messa in sicurezza dei ponti, e che cosa serve avere pronto prima che un bando esca, stanno sulla pagina dedicata ai finanziamenti.
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